Longevità e fecondità dei calopsitta

PremessaPremessa

 E’ noto da tempo che i pappagalli hanno una vita lunga, superiore a quella dei mammiferi uomo compreso.  Reminescenze delle letture, fatte negli anni passati, quando mi sono avvicinato a questa fantastica attività che è l’ornitocoltura, al fine di avere le basi essenziali per poter iniziare ad allevare
Pit in volo da dietro Questo è Pit, con 18 anni è il soggetto più anziano del ns. allevamento. Pit in volo
uccelli a titolo dilettantistico dicono che alcune specie quali ara cacatua, amazzoni, cenerini superano spesso il secolo arrivando fino quasi ai 200 anni.
Nessun testo che io conosco dice come si è arrivati a queste conclusioni, limitando come fonte fantomatici studi , senza citare autori, mezzi e quanto meno protocolli.
Certo che nessuno dei grandi naturalisti del passato quali Linneo (1707 - 1778), al quale risale l’ancora attuale suddivisione e denominazione delle specie con il sistema di nomenclatura binomiale, John Gould (1804-1881) il quale si dedicò in modo sistematico allo studio degli uccelli integrando scoperta e catalogazione degli studi precedenti di William John Swainson (1789 - 1855), ne il contemporaneo Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707 – 1788) senza voler diminuire il loro operato non sono vissuti tanto a lungo per poter affermare con assoluta certezza quanto sopra per carenza a quei tempi dei mezzi tecnici necessari .
  Con qualche perplessità , accetto quanto affermato !
Di seguito descrivo alcune osservazioni fatte su una delle specie che alleviamo da più tempo la calopsitta (Nymphicus hollandicus) e che ogni anno abbiamo in riproduzione da 3 a 5 coppie fin dal 94 .
In particolare le osservazioni di questo testo riguardano due dei soggetti tra i primi nati del ns., allevamento ai quali faremo riferimento con i nomi che abbiamo loro imposto al momento della nascita : " Pit " e " Rudy ".
Piccoli accenni della storia del ns. allevamento; abbiamo iniziato ad allevare uccelli nel lontano 1989, inizialmente con alcune coppie di esotici, Margherita si è iscritta alla F.O.I. nel 1990
Parrots of the world
, io ho la tessera della Federazione dal 1994 quando Margherita ha iniziato il corso giudici.
Abbiamo iniziato ad allevare psittacidi dal 1991 con quelli che poi si è dimostrata una strana coppia , un paio di femmine una di fischeri ed una di roseicollis , tante uova ma niente nati , … chiaramente !
Da questi primi insuccessi la necessità di documentarsi, fino a quel momento i testi che avevamo letto era la quasi totalità della collana dedicata agli uccelli dell’editore “ De Vecchi ” , e gli articoli di “ Italia Ornitologica “ con pareri e conclusioni spesso discordanti , per cui la ns. attenzione a testi un po’ più tecnici.
Abbiamo subito tralasciato i volumi di Linneo in quanto la sua opera era troppo generale è poco istruttiva per quanto concerne l’allevamento,oltre alla notevole difficoltà di lettura.
Grande osservatore e studioso , ma non si è mai dedicato ad allevare uccelli limitandosi ad osservarli nel loro habitat naturale .
Non abbiamo letto tutti i tomi ben inteso ma solo quelli riguardanti le specie di ns. interesse , di Gould , di Swainson perché più dettagliate.
In seguito per quanto concerne i pappagalli la ns. attenzione si è fermata su quello che per quasi tutti gli allevatori di psittacidi rappresenta quello che il " Vangelo " è per i cattolici " Parrots of the World " (Pappagalli del mondo) di Joseph M. Forshaw con illustrazioni di William T. Cooper del quale abbiamo la terza edizione del 1989.
Il testo in lingua inglese descrive suddivisi per famiglie tutte le specie conosciute dei pappagalli di ogni continente con descrizione dettagliata delle abitudini in natura, periodo di nidificazione, dimorfismo sessuale, dimensioni ed ogni altra notizia utile per poterli allevare nelle migliori condizioni , aspettative di vita comprese.

Soggetti e allevamentoSoggetti e allevamento

 Tornando ai ns. soggetti Pit è nato in ottobre-novembre 1994, anello FH05 anno 95 n. ,è il soggetto più longevo che abbiamo in allevamento, al momento dello scritto novembre 2012 ha compiuto i 18 anni ed uno di quelli a cui siamo più affezionati . Unico nato della prima deposizione dell’unica coppia che avevamo allora, coppia in cui la femmina era molto giovane , nata a quanto detto da chi l’ha ceduta a marzo dello stesso anno, il padre era nato invece nell’autunno precedente.
Pit nel nido per carenza di alimentazione non cresceva, il problema è frequente quando si accoppia soggetti troppo giovani, pertanto Pit è stato allevato a mano dall’ottavo giorno.
Con l’esperienza maturata nel tempo consiglio quindi per questa specie di non accoppiare soggetti che non abbiano almeno raggiunto l’anno di vita meglio i 18 mesi, in particolare per quanto concerne la femmina .
E’ consuetudine per questa specie come anche altre che il maschio imbecchi la femmina e questa imbecca i piccoli, fintanto che i piccoli non hanno una decina di giorni, poi anche il maschio imbecca direttamente i piccoli.
Altro effetto collaterale dell’accoppiare soggetti troppo giovani è il decesso della femmina durante l’ovo deposizione del primo , ma più spesso del secondo uovo.
Se si nota che la femmina resta accucciata al fondo della gabbia/voliera è il sintomo oltre che di molte malattie, di problemi di ovo deposizione , se il problema persiste per evitare il decesso della femmina si può intervenire umettando la cloaca con qualche goccia di olio di oliva o di vaselina per favorire la fuori uscita dell’uovo, nei casi più gravi può anche essere necessario utilizzando un utensile arrotondato per non ferire il soggetto meglio se di legno o di plastica rompere l’uovo .
Leggendo qua e la sulle riviste, ed ascoltando commenti nelle mostre, si dice che i soggetti allevati a mano non allevano o che addirittura non riproducono, bene sono parole buttate li tanto per dire, poiché Rudy nato a marzo del 96, è figlio di Pit, non è stato allevato a mano, tutto più con una discreta certezza si può affermare che i soggetti allevati a mano raggiungono la fertilità con qualche tempo di ritardo, forse per qualche carenza alimentare nel primo periodo, ma anche questa è una affermazione non ancora completamente dimostrata .
Influenzano la fertilità molti fattori, luce, temperatura, umidità, ambiente, il carattere stesso del soggetto, l’affiatamento della coppia il tipo di alimentazione.
Per meglio capire come è stata condotta la ricerca è necessario spiegare come gestiamo l’allevamento .
Accoppiamo in generale i soggetti a cavallo dei mesi di settembre ottobre per i soggetti di dimensione quali i calopsitta , groppone , ecc. in gabbie da 120x40x40 dopo circa 20-30 giorni mettiamo i nidi.
Quando i nati escono dal nido lo stesso viene ripulito dalle feci, sostituito il materiale di fondo previa disinfestazione da eventuali parassiti, e riposizionato.
Allorché risultano svezzati ed autosufficienti i nati vengono separati dai genitori, e posti in una voliera interna, spesso nel nido la femmina ha già ricominciato a covare.
Non appena esce dal nido l’ultimo dei nidiacei della terza deposizione i nidi vengono levati al fine di fermare la coppia ed evitare un eccessiva decalcificazione ed indebolimento della femmina.
In alcuni casi può a tal fine essere necessario separare la coppia, in questo caso leviamo la femmina, lasciando il maschio finire lo svezzamento dei piccoli.
Quando i nati risultano svezzati la coppia con i giovani di tutte le tre nidiate sono posti nelle voliere esterne dove meglio possono rinforzarsi avendo più spazio per volare questo normalmente a primavera marzo-aprile.
In linea di massima i soggetti della specie li utilizziamo per la riproduzione fino all’età di 5-6 anni, una coppia affiatata che da buoni soggetti non si cede , ne la si disfa volontariamente.
Rudy è stato campione regionale 1996 e, nel 1997 oltre che campione regionale, a Bari ha vinto il campionato Italiano, molti soggetti della sua numerosa progenie, hanno come il padre vinto e continuano a vincere nelle mostre, i perlati , i perlati faccia bianca tra i quali la femmina seconda classificata al campionato italiano 2010 a Parma e 2011 a Pordenone hanno come capostipiti Pit e Rudy .
Inoltre a soggetti quali Pit e Rudy molto domestici , spesso in cerca di coccole umane , siamo molto affezionati ed anche quando sono venute meno le relative femmine non ci siamo sentiti di cederli.
Entrambi con la gestione come spiegata più sopra dell’allevamento hanno riprodotto Pit con tre femmine e Rudy con due fino all’età di 7 anni il primo e 9 anni il secondo, poi non sono più stati accoppiati, in quanto le uova chiare superavano quelle fertilizzate inoltre Rudy nell’estate del 2007 forse a causa dei rapaci notturni o degli animali del bosco ha perso la zampina destra.
Entrambi quindi sono stati lasciati estate e inverno nelle voliere esterne.

Cosa è successoCosa è successo

 Nel inverno 2009, in una voliera molto spaziosa m.5x120x160 h avevamo i citati soggetti insieme ad altri due maschi e 6 femmine della stagione precedente delle quali una lutina.
Al mese di febbraio le voliere sono coperte per proteggerli dal freddo da teli in nylon, che per l’invecchiamento hanno perso la trasparenza, e cerano alcuni nidi che per l’inverno lasciamo a loro disposizione per maggiormente ripararsi, quello che quindi succede nella voliera dall’esterno non è visibile.
Ogni giorno comunque in voliera o il sottoscritto ma più spesso mia moglie entriamo per controllare il mangime e per la sostituzione dell’acqua anche 2 o 3 volte se la temperatura è sotto i 0° , non vedendo ne la femmina lutina ne Rudy, comincio a preoccuparmi è comincio a cercarli nei nidi, e non senza sorpresa li trovo entrambi in un nido con ben 3 uova, ho cominciato così a tenerli sottocchio .
La sorpresa maggiore è stata quando dopo 23 giorni , la mangiatoia del pastoncino che normalmente durava 4 giorni o più in soli 2 giorni era vuota, con molta ansia vado a vedere nel nido e trovo 2 pulli già nati ed altre 4 uova scure delle quali 2 risultavano schiuse nei giorni successivi.
La mia prima ipotesi fu quella che ad accoppiarsi con la femmina bianca fosse stato uno dei 2 altri maschi uno a faccia bianca ed uno ancestrale che avevano entrambi l’anello 2007.
Quando i 4 giovani impiumati sono usciti dal nido quasi alla fine di marzo scopriamo che tutti , chi più chiari chi più scuri erano tutti perlati.
Per caratteristiche somatiche quindi il padre non poteva essere che Pit o Rudy in quanto seppur grigi erano da giovani perlati, gli altri maschi sia l’ancestrale che il faccia bianca sempre del nostro allevamento, non erano con sicurezza assoluta neppure portatori di perlato.
Opportuno sarebbe stato eseguire l’esame del DNA per averne la certezza assoluta ma dato il costo si è deciso di soprassedere e tentare un’altra strada.
Ho così parzializzato in lunghezza la voliera riducendola a m 2,80 nella quale ho solo lasciato la femmina lutina, Rudy ed i 4 giovani spostando tutti gli altri soggetti nell’altro settore, dopo circa 10 giorni nel nido c’erano nuovamente 3 uova, che diventate poi 6 hanno dato alla vita altri 5 pulli anche questi tutti perlati.
La terza deposizione è avvenuta a fine maggio questa volta le uova erano solo più 5 dalle quali sono schiusi altri 4 soggetti perlati.
In breve all’età di 13 anni nel 2009 Rudy, con una zampina in meno, ha generato 13 figli dei quali 4 maschi e 9 femmine e 3 uova che non sono schiuse seppure fertili.
La stagione successiva il 2010 la prima deposizione è andata male, le uova fertili erano come l’anno precedente 5 su 6, ma nessuno è schiuso, causa forse un eccessivo abbassamento della temperatura nei primi giorni di marzo.
La seconda sono stati svezzati 4 su 6 uova due delle quali chiare, la terza 4 su 5 uno chiaro , 3 maschi e 5 femmine.
La stagione 2011 la prima deposizione rispetto agli anni precedenti forse per il protrarsi del freddo ha ritardato di un mese , i primi soggetti sono schiusi quasi alla fine di marzo.
Sono schiusi 4 su 6 , due uova erano chiare ma solo 3 sono stati svezzati, l’altro lo abbiamo trovato schiacciato nel nido durante le operazioni di anellamento quando aveva approssimativamente 4-5 giorni.
La seconda deposizione a circa metà giugno ha dato alla luce 5 pulli su 6.
La terza non è stata consecutiva alla seconda, come al solito ma è avvenuta a fine settembre con 4 soggetti svezzati su 5 un uovo chiaro .
Il risultato stagionale è stato 5 maschi e 7 femmine delle quali in discontinuità dalle deposizioni precedenti in cui la progenie era sempre perlata, 2 sono lutine, una della seconda ed una della terza deposizione ed un maschio della terza risulta essere di un grigio cenere molto tenue.
… forse una nuova mutazione ?
Per ora lascio ai genetisti la spiegazione di quanto sopra in quanto io non la so dare, soggetti di colore simile li avevo notati solo da accoppiamenti da maschio lutino per femmina grigia portatrice di lutino.
working

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